“La Peugeot ti farà causa”, aveva commentato qualcuno in calce al mio post “La dea“. Ma il tempo è galantuomo, il vento fa il suo giro, i nodi vengono al pettine, non ci sono più le mezze stagioni, insomma, sapevo che tutto questo inspiegabile parlare di Citroen sul mio blog alla fine avrebbe trovato un senso preciso.
Ricapitolando: due dei libri che mi sono portato in vacanza avevano una 2Cv immortalata in copertina. Da lì tutta una serie di disquisizioni oziose sui modelli mitici della casa del “double chevron”.
A pagina 236 del secondo libro, “Canzoni della giovinezza perduta” di Gaetano Cappelli, leggo il passaggio che mi fa capire che niente accade per caso:
“E’ una stanza enorme al piano terra, l’unico abitabile. Su un lato ci sono dei mobili laccati, stile Settecento veneziano, e lì, in fondo, un autentico spettacolo. Parallela al tavolo, di fronte a una saracinesca, c’è questa Peugeot 205, rosso fiammante”.
Brigitta! La macchina dei miei vent’anni! E anche dei trenta (le faccio durare molto le macchine, io)! La macchina, caro Cappelli, della mia giovinezza perduta. Una forza della natura: quattro marce, 950 cc di cilindrata, velocità massima 140 km/h (in discesa anche 150), da zero a cento nel tempo di preparazione di un caffè con una napoletana da sei. Rossa con bordature bianche e la scritta dell’allestimento, “T-Shirt” (come dire: la Polo è già troppo…), interni in jeans che facevano tanto ggiovane. Chi ha ventilato azioni legali da parte della Peugeot sa bene di cosa sto parlando. Anche un certo Gaetano Capone (vi dice niente, il nome?), personaggio secondario de L’eroe dei due mari, ne avrebbe di cose da raccontare. Quelle traversate Milano-Taranto (e viceversa) col bagagliaio zeppo, il muso impennato, la lamiera del cofano pronta per l’uovo a tegamino, il rumore costante tipo biplano in fase di decollo e, quando la temperatura dell’abitacolo superava i 3000 Fahreneit (aria condizionata? seee…), si contava fino a tre e poi si abbassavano entrambi i finestrini per dieci secondi (con effetto autotelonato), quelle traversate non le dimenticherò.
Brigitta, l’avevamo chiamata, per quella stupida canzoncina brasiliana da trenino di capodanno (Brigitte Bardot-Bardot, Brigitte Peugeot-Peugeot… ). Brigitta, wahrolianamente parcheggiata nel salotto dei Rondò Veneziano, ci sarebbe stata bene. Ma la sua attuale occupazione non è meno romantica e sorprendente. Dopo essere passata di mano svariate volte, ormai abbondantemente maggiorenne, giaceva nel box di una casa della campagna finlandese. La targa TA lì la interpretavano come Tampere. Sembrava irrimediabilmente destinata al disfacimento (o, nella migliore delle ipotesi, all’ibernazione) quando un gruppo di scandinavi pazzi l’ha presa, l’ha sottoposta a un accurato maquillage (oui, ma Brigitte) e ne ha fatto un’imbattibile auto da rally. Il salotto può attendere.